Sandr Becchetti fotografa Alfred Hitchcock

 Articolo originale di Marco Morello pubblicato sulla rivista VIEWPOINT (visita anche la pagina di facebook)
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Volti dall’Umbria e dall’Europa nella più grande mostra che l’Italia abbia mai dedicato al fotografo

Il 5 giugno 2013 a Lugnano in Teverina, Umbria, il fotografo Sandro Becchetti si è trasferito nella Luce. Con una vita spesa a creare un universo di immagini che restano, è difficile pensare a lui come a una persona che non c’è più. Proprio questo è il messaggio espresso dalla sedia vuota che apre la mostra presso la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia. Quella seggiola appoggiata al muro, nel taglio di luce di una stanza in penombra, rappresenta lo spazio lasciato vuoto da qualcuno che si è appena alzato per fare qualcosa, lasciando la porta aperta. E io me lo immagino così, Sandro Becchetti, me lo immagino alzarsi dalla sedia della vita per dedicarsi ad altro.

Quello che ci lascia, a pochi giorni dalla data della sua morte, è una mostra che, inaugurata il 28 giugno 2013, resterà nella Sala Podiani della Galleria Nazionale fino al 20 ottobre, nel più grande tributo che l’Italia abbia mai riconosciuto a questo grande amante della vita, delle persone e delle idee.

“Pensavamo sarebbe stato lui stesso a tagliare il nastro della sua mostra,” ammette il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, fissando nella prefazione del catalogo l’immagine di un artista  che con il suo lavoro denso di verità, ha ritratto il disagio, la tensione, la speranza di una società italiana fiera e sognatrice, sballottata dagli eventi della storia. Nel suo percorso di fotografo, secondo il curatore della mostra Alberto Mori, ha un grande valore la forza del sogno, inteso come aspirazioni, aggregazione spontanea di ideali. Non a caso gli estremi dell’asse principale della mostra portano da un lato il volto trasfigurato quasi celestiale del mondo di sogni di Moira Orfei che guarda dritto verso il suo opposto, dove un altro sogno si aggrappa con le sue speranze a un muro cittadino che riporta la scritta “Viva l’uomo libero e socialista”.

La mostra si svolge in stanze aperte, gioca con la luce delle sale che la ospitano e segue un percorso concettuale che è un po’ lo stesso della vita di Sandro Becchetti: fuori per un servizio su una manifestazione femminista poteva anche fermarsi a fotografare i gatti dei Fori Imperiali, con lo stesso impegno e con lo stesso rigore intellettuale sia che stesse scattando per se stesso sia che lo facesse per il suo editore. Così a fronte di aree tematiche ben definite come quella dei volti dell’Umbria (di cui la sua famiglia è originaria e dove ha passato gli ultimi anni della sua vita) o quella del disagio e della denuncia sociale, il tema del sogno prende la rincorsa in una galleria di ritratti di artisti, attori, registi, scrittori, per involarsi nella stanza centrale dove un gesto di Fellini illumina il percorso e inaugura la parete dei ritratti che fanno grande la mostra, come l’impareggiabile foto di un Alfred Hitchcock, re del brivido, che sbadiglia sopraffatto dalla noia di una conferenza stampa italiana.

Una stanza più piccola e raccolta, come un deposito di reliquie, ospita ritratti piccoli per dimensioni ma grandi per lo spessore, di personaggi famosi in tutti i campi, presi spesso in momenti privati, mentre svolgevano il loro lavoro o si prendevano una pausa o chiacchieravano con un amico.

Nella bella intervista “Il tempo ritrovato” che viene proiettata al termine della mostra, Becchetti riassume una parte fondamentale del suo sguardo sulle cose del mondo con una frase di George Orwell: “Una vita non vale niente, ma fino a oggi non ho trovato niente che valga una vita”.

Ed è proprio questo lo spirito che guida la mostra “Volti dall’Umbria e dall’Europa”. Volti di contadini, solchi di rughe antiche, sguardi fieri e attoniti ai funerali della strage di Piazza Fontana accanto ai gesti teatrali di Giorgio Strehler o allo sguardo assente di Dustin Hoffman in un corridoio male illuminato. Quello che ha raccontato Sandro Becchetti è il potenziale onirico della verità. La carrozza del Pinocchio di Benigni in un deposito sgangherato non è meno potente del sogno cinematografico che ha evocato.

La vita di Becchetti, come inevitabilmente doveva essere, è un’espressione piena del suo amore pratico per le cose. Per gli ideali come per gli strumenti di lavoro. Per sostenere il valore dei suoi sogni ha lavorato per le più grandi testate giornalistiche italiane e anche per uffici stampa di partiti e sindacati, scattando sempre con le idee chiare in testa. Sue foto sono apparse anche all’estero su prestigiose testate come Life e Libération. Era anche un grande appassionato del processo di stampa e della fotografia intesa come attività manuale. Dev’essere per questa sua passione “manuale” per le cose della vita che non ha mai abbandonato la pellicola e lo si vede mettere a fuoco a mano anche nell’era dell’autofocus. Ed è sempre per il suo senso paradossalmente pratico, che gli faceva desiderare di cambiare il mondo con l’aiuto delle sue foto, che si allontana dalla fotografia alla fine degli anni ‘70. Il suo amore per il fare (sia intellettuale sia pratico) nel 1980 lo porta infatti ad abbandonare completamente la fotografia, tenendolo lontano dalla macchina fotografica per 15 anni. In quel periodo ha fatto tutt’altro: il falegname, lo scrittore. Ha realizzato sculture e mobili in legno. Ha arredato e costruito casa propria, quella di diversi amici, manifestando in questa abilità operativa un altro lato della sua prorompente creatività. In quegli anni scatena il suo potenziale anche nella scrittura, dedicandosi alla televisione con la stesura di soggetti per alcune fiction.

Sarà un rinnovato interesse per la vita romana a riportarlo, nel 1995, alla macchina fotografica. Sempre con la pellicola. Sempre bianco e nero. Sempre cavalcando il mondo dei sogni, propri e della collettività a cui prestava il suo occhio.

Adriano Scognamillo, fotografo internazionale di adozione perugina, nel commentare la mostra confessa con sincera ammirazione la capacità di Sandro Becchetti di cogliere l’intensità e la verità dei personaggi e delle situazioni: “Il volto di Valentina Cortese incorniciato tra le colonne vale da solo tutta la mostra. Esprime in un perfetto Bianco Nero tutta la forza e il carattere dell’Attrice”.

Una mostra nata per essere visitata all’interno della più prestigiosa area espositiva perugina, pronta a salpare verso altri porti in Italia e nel mondo, per portare un’immagine dell’Umbria e l’immaginario di un umbro ovunque ci sia il desiderio di conoscere un pezzo della nostra storia recente e di subire i fascino di un bianco e nero in grado di suscitare profonde durature emozioni.

La mostra in numeri

Dallo sterminato archivio di Becchetti che contiene 40 anni di storia italiana e internazionale, gli organizzatori della mostra hanno scelto 450 scatti, che dopo un duro lavoro di selezione sono scesi a 280. Le esigenze espositive ed editoriali hanno costretto a un’ulteriore riduzione fino alla  scelta definitiva dei 147 scatti che costituiscono la mostra e di altri 40 che vengono proiettati su un maxischermo.

La mostra ha richiesto un anno di lavoro a stretto contatto con Sandro Becchetti e con sua moglie mentre un’intera settimana è stata necessaria per la digitalizzazione dei negativi. Per motivi organizzativi l’impeccabile allestimento è invece stato realizzato nel tempo record di un giorno e mezzo.

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Marco Morello di supersalute.com

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