Internet è partecipazione

John Byrne

John Byrne

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Nonostante il titolo, la canzone di Giorgio Gaber non c’entra niente con l’incontro che si è tenuto il primo aprile all’Hotel Brufani (Perugia). Non c’entra, benché venga evocata per assonanza e per un senso di premonizione.
Quello che viene rilevato come il punto focale (sempre che si possa focalizzare l’attenzione su un punto) è la possibilità, mai esistita prima, di partecipare al processo di creazione e di gestione dell’informazione.

La sensazione che si ha, dopo la serrata sessione sviluppatasi sotto la guida di Mario Tedeschini Lalli, è quella di aver partecipato e di partecipare a un cambiamento davvero epocale.

Gli esperti ci dicono: smettiamola di parlare di lettori, chiamiamoli cittadini. Sono persone concrete, non più astratte statistiche, che partecipano attivamente, commentano, fanno richieste, che a loro volta scrivono, criticano, influenzano…

Se si possono tirare le somme dell’incontro di oggi, intitolato proprio INTERNET E’ PARTECIPAZIONE, potremmo dire che le persone, le aziende e le entità intelligenti dei nostri giorni possono trarre grandi vantaggi dal mondo nel quale viviamo. Un mondo la cui complessità, sempre crescente, aumenta al crescere della libertà di cui ciascuno di noi è sempre più padrone.

C’è chi teme che la pluralità di voci rischi di creare soltanto un rumore ingestibile nel quale rischiamo di perdere le informazioni importanti. Altri trovano che questa inedita ricchezza di punti di vista possa essere filtrata, interpretata e riutilizzata per arricchire ulteriormente il valore della conversazione che si sviluppa sul web, creando intelligenza anche con il supporto delle relazioni. Un mondo nel quale le notizie si propagano secondo flussi non più prevedibili ma spesso molto più efficaci rispetto ai canali tradizionali. Percorsi che raggiungono interlocutori realmente interessati, spesso disposti a partecipare attivamente.

Così accade che, mentre i mezzi di comunicazione tradizionali (fatti di spazi e di tempi limitati) si dimenticano (o accantonano) argomenti non più interessanti per il grande pubblico, blogger, comitati cittadini, reporter improvvisati tengono sotto controllo ciò che li interessa da vicino. Mentre la stampa internazionale si dimentica dei rifiuti di Napoli, ci sono comitati cittadini e voci che tengono una serrata cronaca quotidiana di quegli argomenti. Spariti dagli spazi della comunicazione “ufficiale” riaffiorano con competenza, precisione e perseveranza nei blog e su giornali locali costituiti apposta per dare voce a storie che nessuno, fuori, ha più interesse a raccontare.

E se questo aspetto della vita raccontata dall’interno (e non più interpretata dall’alto o dall’esterno di un cronista informato ma non partecipante) ha il rischio di perdere di obiettività, la garanzia del rispetto della verità è data dalla pluralità di voci che, ascoltate singolarmente e tutte in coro, sono in grado di costruire un affresco dettagliato e vivo della realtà che viene raccontata.

All’incontro hanno partecipato Antonio Sofi, Antonella Beccaria e John Byrne, direttore di Business Week online. Il racconto di Byrne, in particolare, mi ha aperto gli occhi sulle potenzialità già espresse dalla testata che dirige. Interazione reale, operativa e produttiva con i social media (ovvero con le persone in carne e ossa che li popolano), capacità di propagazione della notizia, efficacia della comunicazione bidirezionale e multidirezionale per la costruzione di nuove storie… Tutti strumenti che vengono già utilizzati adesso e con efficacia per gestire il rapporto tra una testata giornalistica – scritta da professionisti – e la comunità di persone che le gira intorno. Non più lettori ma co-autori di un processo informativo.

Ditemi un po’ se tutto ciò non è oltremodo interessante! Di queste cose si parla proprio qui, a Perugia, a un passo da casa mia. Ma chi l’ha detto che il centro del mondo è Milano? 🙂

Qui si trova l’album di foto pubblicato su Facebook. Qui le stesse foto, ma in alta risoluzione, su share.ovi.com. Chi le vuole utilizzare abbia solo l’accortezza di scrivere “Copyright 2009 Marco Morello”

Marco Morello

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