Diego Latella a Perugia

Un lavoro di Diego Latella (Perugia)Per me l’appuntamento con le sorprese dell’area espositiva di via Oberdan, ex Ospedale della Misericordia, è ormai irrinunciabile. Come da bambino aspettavo la Pasqua o il Kinder nella calza della Befana per scoprire la sorpresa, così metto la testa oltre il portone per scoprire che sorpresa mi ha riservato la nuova mostra al civico 54.

Anche questa volta ho fatto bene ad affacciarmi. E giusto in tempo, perché la mostra chiude lunedì 13 ottobre 2014.

La mostra è ricchissima. Un tipo di lavoro artistico da “amo/odio”. Se siete fortunati come me, trovate l’artista seduto in un angolo e potete farvi guidare nel suo mondo artistico.

Diego Latella

Diego Latella

Io ho fatto il mio giro da solo e mi sono costruito tutta una serie di idee sui materiali, sulle tecniche… tutto sbagliato. Le risposte che mi ha dato Diego Latella sono sorprendenti. Come è sorprendente il suo percorso di vita.

È nato addirittura in Cina da genitori italiani, Diego Lorenzo Latella. Due anni dopo la sua nascita i genitori si sono trasferiti dalla Repubblica Cinese all’Australia e qui il piccolo Diego è cresciuto fino all’età giusta per seguire a Sidney l’Accademia di Belle Arti e iniziare poi la sua vita artistica in giro per il mondo. A un certo punto approda in Italia, incappa nell’ineffabile bellezza dell’Umbria e si ferma qui. Negli occhi, nel cuore e nelle mani ha il mondo. Qui la sua arte si condensa in grumi dall’esistenza materica incerta. Sono cuori? Sono pompe idrauliche? Sono reti da pesca? Sono fossili? Che cosa sono quelle escrescenze che prorompono dai quadri e strabordano dalle cornici? E quel fondo nero di un nero impenetrabile?

Carbone, metallo, plastica fusa. I materiali vengono plasmati con risultati sorprendenti e io mi  fermo davanti a un pezzo che mi affascina più degli altri. È piccolo, è di metallo, sembra punteggiato di piccole bocche fameliche che cercano di mordere qualcosa.

La coscienza ecologista che c’è in me non resiste e gli chiedo “ma non le fa male lavorare con la plastica bruciata?”. Mi dice che mette la mascherina, che sta attento a dove tira il vento. Alza le spalle. Penso: “accidenti quanta bellezza da un atto così terribile”. Ma un artista è frutto del suo tempo. Vive in maniera concentrata le contraddizioni, gli slanci, il bello, il brutto che c’è nel quotidiano. L’arte si mangia il quotidiano ed espelle bellezza.

Sono grato a Diego Lorenzo Latella per questa mostra. Le foto del catalogo che mi ha lasciato sono stupende. La carta del catalogo è spessa. I patrocini sono altisonanti, i ringraziamenti (Maria Teresa Severini, assessore alla cultura) sono importanti… Passando davanti al 54 di Via Oberdan, caro amico della città candidata a Capitale Europea della Cultura 2019, metti la testa dentro. Metti la testa in moto. Segui lo slancio del cuore. La mostra è a ingresso libero. Dentro nessuno ti mangia. Nessuno ti chiede soldi. Rischi di scoprire qualcosa di interessante. Perlomeno un uomo interessante, con una barba insolente e tutta la sua passione nelle dita.

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