Alfa Performance Tour a Perugia

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Un breve intermezzo nelle faccende perugine di cui mi occupo abitualmente (innovazione, formazione, arte, natura e cultura in particolar modo), per parlarvi di una cosa che ho fatto – sempre qui a Perugia. Nei pressi del Percorso Verde, ai tavolini di Menchetti, dei giovani vestiti di rosso, accanto a un banchetto con la scritta Alfa Romeo posto davanti a un’auto ultrasportiva parcheggiata in modo acrobatico, hanno attirato la mia attenzione.

Erano lì per un TEST DRIVE. Ora, tutti i maschi di 45 anni sanno perfettamente che cosa sia un test drive. Io no. Io mi interesso a cose da nerd, so cos’è Arduino, sono il champion del primo coderdojo di Perugia, insegno a programmare ai bambini… ma che cosa fosse un test drive non lo sapevo. Ora invece lo so: un test drive è un’occasione per provare un’auto. (scopertona!)

Essendo per l’appunto un nerd di 45 anni, ho deciso che questa cosa andava fatta. Ci fosse stata qualsiasi altra auto forse no, non mi sarebbe venuto in mente. Ma era un test drive dell’Alfa Romeo.

Ora, non che interessi a nessuno, ma la mia prima auto è stata un’Alfasud color aragosta. Quando si hanno 18 anni, la patente e il mezzo di trasporto sono attributi che ti permettono molte cose, non solo di spostarti ma anche di sostare, insomma, inutile dire quali siano i vantaggi dell’auto in un periodo come quello. L’Alfasud color aragosta però era un mezzo di trasporto anomalo, perché perlopiù i miei amici, pur usufruendo volentieri di un passaggio per un concerto o una serata, mi prendevano in giro per il colore e per il modello.

L’auto successiva invece non ha avuto più questo problema. Era una Giulietta, con il suo sedere all’insù e una cilindrata interessante per i veri appassionati di auto. Io non lo ero. Mi piaceva solo il suo sedere all’insù. E il color amaranto. Quando abbiamo dovuto darla a un carrozziere che l’avrebbe rottamata perché mio padre mi stava passando la terza Alfa Romeo della mia vita (prendevo le auto dismesse da lui) io ci ho un po’ sofferto. Anche perché la nuova Alfa in arrivo era l’Alfetta 2000 Quadrifoglio. C’era chi la chiamava l’Alfetta Rapina, perché a causa delle sue prestazioni eccellenti era spesso usata per seminare le pattuglie della Polizia dopo un furto.

Con una storia da “alfista di seconda mano” alle spalle, questa nuova macchina con il nome di Giulietta ma senza quello stesso “sedere all’insù” mi ha fatto venire voglia di avvicinarmi a quei ragazzi seduti al banchetto fuori da Menchetti e chiedere informazioni. In pochi minuti mi sono trovato seduto nell’auto. La prima nella quale mi sia seduto – da anni – che non avesse un cambio automatico.

Ora… pensavo che sarebbe stato tragico. Invece la cosa fantastica è che: no, non è tragico. Non avere il cambio automatico non è l’apocalisse. Si può guidare anche senza. Anzi, devo dire che tornare a prendere delle decisioni meccaniche circa l’andamento dell’auto mi ha riattivato aree del cervello e dell’attenzione da anni sopite. Pare che gli esperti dicano che questo cambio abbia caratteristiche speciali. Ecco, quelle caratteristiche speciali lo rendono utilizzabile anche da me, che non so quali siano queste caratteristiche speciali ma che riesco a inserire le marce e coordinarmi con la frizione senza impazzire, grattare, inchiodare l’auto. Quindi, a modo suo, un ambio miracoloso.

Inoltre, poco più avanti del cambio c’è una levetta che cambia l’assetto di guida dell’auto. Si chiama DNA e consente di modificare le caratteristiche della guida da N (“natural”, ovvero una guida normale, da automobilista tranquillo come me) alla D di “dynamic” (ovvero una guida sportiva dove alla pressione dell’acceleratore corrisponde une effetto “iperspazio” di tutto rilievo). Dopo il giro, tornando a casa e leggendo sul web, ho scoperto che la A sta per “all weather”, ovvero un sistema che consente di guidare con maggiore stabilità su superfici con poca aderenza, tipo ghiaccio o bagnato.

Da perfetto nerd ho potuto quindi rilevare due cose: 1) posso guidare anche senza cambio automatico e 2) la modalità “D” è francamente divertente.

Racconto questa cosa su MyPerugia perché, sempre dopo l’incontro, ho scoperto che questa iniziativa toccava diverse città (tra cui anche Perugia) in quello che il marketing dell’azienda chiama #AlfaPerformanceTour.

Visto che questo blog si occupa delle cose che capitano a me, milanese trapiantato a Perugia, mi ha fatto piacere dedicare qualche riga anche a questo tour e a un’azienda automobilistica della mia città che, unica tra le tante, ha acceso il mio interesse quando ero un po’ più giovane.

Se una tappa del tour passa per la vostra città, fate una prova. Attenzione che, quando guidate, i ragazzi girano  un video che verrà pubblicato su facebook. Il video risulta carino – è un montaggio tra la vostra faccia mentre guida e una serie di riprese ultrasportive in cui sembra che siate dei piloti su un circito… È una cosa divertente ma è un peccato che non ve lo dicano prima. Specialmente le donne detestano essere riprese se non sono più che in ordine, quindi il mio è un avviso tecnico: ragazze, prima di salire in auto ripassatevi il rossetto!

🙂

Marco Morello di Web Genitori
Buzzoole

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